Menisco rotto: come riconoscerlo, quando è necessario l’intervento

Rispetto al passato, la moderna chirurgia ortopedica è in grado di salvare, in determinati casi, la struttura meniscale, ma cosa fare in caso di menisco rotto? Il menisco lesionato e infiammato, responsabile dello sviluppo di artrosi, è un infortunio molto frequente: conta 100 mila interventi all’anno in Italia.

Le nuove frontiere dell’ortopedia, per intervenire su dolore e infiammazione ossea del ginocchio, puntano su terapie cellulari staminali e adipose, trapianto meniscale, subcondroplastica (iniezioni di cemento biologico che rinforza l’osso riducendo dolore e infiammazione), protesi di ultima generazione.

La chirurgia protesica si fa via, via sempre più mini invasiva e personalizzata. L’obiettivo è ripristinare le funzioni scongiurando le recidive con maggiore attenzione sulla personalizzazione della cura, su misura del paziente. L’innovazione punta sul trapianto meniscale tuttora in fase sperimentale: ad oggi, l’unica soluzione possibile in caso di rottura del menisco resta l’intervento in artroscopia.

Come riconoscere il menisco rotto? Quando è necessario l’intervento chirurgico mini invasivo e perché?

Come riconoscere il menisco rotto? I tre tipi di lesione

Complessivamente, i menischi sono quattro, due per ogni ginocchio (uno laterale a mezzaluna più grande, l’altro mediale cuneiforme e più piccolo). Hanno la funzione di preservare l’integrità articolare evitando blocchi o degenerazioni (artrosi). Si tratta di escrescenze fibro-cartilaginee che ammortizzano gli urti, i piccoli traumi quotidiani: servono a limitare la rotazione, diffondere il liquido sinoviale, ridurre l’attrito dovuto allo sfregamento della testa del femore contro la superficie della tibia. Un menisco lesionato porta il ginocchio ad irrigidirsi.

Esistono tre tipi di lesioni del menisco:

  • Radiale che, come suggerisce il nome, si irradia dal bordo del piatto tibiale lungo la parte centrale del menisco;
  • Longitudinale (’a manico di secchio’), parallela alla mezzaluna dell’intera struttura;
  • A flap, che insorge come lesione radiale per estendersi, in seguito, in senso longitudinale: si ingrandisce evolvendo in lesione ‘a manico di secchio’ responsabile di dolore e blocco articolare (in estensione e flessione). In questo caso, si ricorre all’intervento chirurgico in artroscopia per rimuovere il menisco danneggiato (meniscectomia).

Lesione del menisco: cause

Quali sono le cause responsabili del menisco rotto?

Le lesioni del menisco possono insorgere a seguito di un trauma più o meno grave (di solito, nella fascia di età compresa tra i 15 e i 45 anni) oppure come esito di un processo degenerativo (dopo i 50 anni, specie se il ginocchio è sottoposto a uno stress ripetuto per attività sportiva o lavorativa).

Di seguito, le cause nei dettagli:

  • Trauma diretto (sportivo e non) causato da attività che innescano una torsione extrarotatoria (per il menisco mediale) o intrarotatoria (per quello laterale) forzata dell’articolazione;
  • Progressiva degenerazione del tessuto che con l’avanzare dell’età diventa più fragile e meno elastico. In questo caso anche i movimenti più banali possono provocare la rottura della struttura;
  • Movimenti di iperflessione, iperstensione o contatti diretti (più raramente).

Sintomi

Il quadro sintomatologico può variare da caso a caso, a seconda del tipo di lesione, sia per intensità sia per qualità.

I sintomi più comuni di un menisco rotto sono:

  • Dolore in forma lieve o intensa (in corrispondenza della parte mediale o laterale del ginocchio);
  • Gonfiore, spesso significativo (in altri casi, assente);
  • Rumore di scatto, crac o scricchiolio del ginocchio, sensazione di ‘rottura interna’ al momento del trauma;
  • Rigidità articolare;
  • Cedimento, impotenza funzionale;
  • Articolazione bloccata o impossibilità di estendere completamente il ginocchio;
  • Perdita di forza dell’arto.

Nei casi più gravi, l’infortunio interessa anche altre strutture articolari del ginocchio come il Legamento Crociato Anteriore (LCA) o il Legamento Laterale Interno (LLI).

La rottura del menisco interno è decisamente più frequente di quella del menisco esterno (70% contro il 30%).

Se non trattato o trattato in maniera non adeguata, un menisco rotto può favorire l’artrosi con progressiva degenerazione della cartilagine.

La lesione del menisco comporta necessariamente l’intervento chirurgico?

Prima di rispondere, vediamo come diagnosticarlo.

Diagnosi del menisco rotto

L’esame diagnostico utile per scoprire se il menisco è rotto, comprende:

–        Anamnesi (storia clinica, sintomi lamentati dal paziente, condizioni di salute, fattori di rischio, ecc.);

–        Esame obiettivo (ispezione del ginocchio, manovre e test specifici). Uno dei test più utilizzati per diagnosticare il menisco rotto è il test di McMurray;

–        Risonanza Magnetica Nucleare, l’esame più attendibile (da preferire assolutamente alla semplice radiografia) in grado di evidenziare gran parte delle anomalie a livello cartilagineo:

–        Artroscopia, nei casi più semplici, che consente la diagnosi e la simultanea riparazione del danno.

Lesioni del menisco: terapia conservativa

Non si ricorre necessariamente all’intervento chirurgico, in caso di lesioni meniscali minori e longitudinali: in questo caso, il menisco rotto può guarire del tutto in modo spontaneo se presenta una buona vascolarizzazione. Questa evenienza è più probabile, però, nei soggetti giovani e giovanissimi in percentuale, oltretutto, bassa.

Se i sintomi sono gravi o invalidanti e provocano un blocco funzionale, si ricorre all’intervento dopo aver valutato certi fattori. Ad esempio, dopo i 50-55 anni è preferibile non asportare il menisco per evitare di peggiorare l’eventuale comparsa di artrosi. Rimuovere il menisco ad una certa età comporterebbe la necessità di impiantare la protesi ginocchio mini invasiva. Quindi, si preferisce favorire la guarigione con il riposo, applicazione di ghiaccio, compressione, elevazione, assunzione di farmaci (FANS, antidolorifici), infiltrazioni di acido ialuronico o fisioterapia (terapia conservativa) per gestire il dolore.

Purtroppo, la cartilagine del menisco è scarsamente irrorata di sangue, di conseguenza la riparazione è più difficile. Lievi lesioni esterne possono risolversi nell’arco di un mese più o meno, ma rotture importanti richiedono la correzione chirurgica (sutura della lesione o asportazione minima del tessuto meniscale), soprattutto nei pazienti più giovani.

Menisco rotto: quando ricorrere all’intervento di meniscectomia

Nei casi più gravi (ad esempio la lesione a flap), quando la terapia conservativa non risulta sufficiente ed i soggetti sono giovani, si interviene sul menisco rotto attraverso due tipi di intervento chirurgico, entrambi in artroscopia: meniscectomia (parziale o totale) e sutura meniscale.

Attraverso la meniscectomia si rimuove chirurgicamente il tessuto meniscale danneggiato, anormale ed instabile preservando la maggiore quantità possibile di menisco (ovviamente, sana). Non è consigliabile a pazienti di età superiore a 50-55 anni per evitare di peggiorare una futura insorgenza di artrosi. L’intervento di meniscectomia prevede, di solito, una guarigione clinica in circa 20 giorni ed un recupero totale di circa un mese.

La moderna tecnica artroscopica mini-invasiva permette di asportare soltanto la porzione di menisco lesionato praticando piccoli fori (di circa 1 cm) attraverso cui si inserisce una microcamera e minuscoli strumenti chirurgici. Nella speranza di scongiurare l’artrosi a distanza di tempo, per i pazienti giovani sottoposti a meniscectomia è previsto il trapianto del menisco seppure i risultati siano ancora oggetto di studio.

L’artroscopia assicura tempi di recupero rapidi e consente anche interventi di sostituzione protesi meniscale biotecnologica in caso di lesione parziale del menisco interno.

Quando optare per la sutura meniscale

La sutura meniscale è eseguibile se il menisco ha una rottura recente e traumatica e si presta soprattutto alla riparazione di lesioni del corno anteriore. Richiede tempi di guarigione più lunghi (il recupero non avviene prima di 3 mesi) ma preserva il ginocchio da futuri danni artrosici.

Gli strumenti di sutura devono essere affidabili in termini di tenuta primaria e praticità d’uso: i migliori sono i fili di sutura rispetto ad ancore o freccette. Nel 20% dei casi, con la sutura può verificarsi una recidiva: la percentuale si abbassa molto quando la lesione del menisco viene suturata in combinazione con la riparazione della rottura del Legamento Crociato Anteriore.

Riabilitazione e tempi di recupero

Dopo l’intervento chirurgico di meniscectomia in artroscopia, la fisioterapia deve essere iniziata già dalle prime ore dopo l’intervento per evitare che si formino aderenze della capsula articolare.

Un fisioterapista qualificato indicherà al paziente specifici esercizi da eseguire (stretching, esercizi di rinforzo muscolare) per recuperare la funzionalità del ginocchio oltre ad eseguire terapie di elettrostimolazioni, linfodrenaggio, massoterapia sul tendine rotuleo, riabilitazione propriocettiva del ginocchio, fisiokinesiterapia.

Il paziente potrà riprendere l’attività nell’arco di 3-4 settimane (in caso di intervento al menisco mediale) o di 45-50 giorni (in caso di intervento al menisco esterno).

La sutura del menisco con innesto autologo o protesi meniscale prevede un diverso tipo di riabilitazione che comprende l’utilizzo di una ginocchiera per 15-20 giorni onde evitare la flessione durante la deambulazione e l’astensione dal carico per 30 giorni per consentire alla sutura di cicatrizzarsi e stabilizzarsi al meglio. Il recupero non avviene prima di 3 mesi.

In tutti i casi, dopo la riabilitazione, si consiglia di mantenere il peso nella norma e di praticare una regolare e adeguata attività fisica per mantenere sana l’articolazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *